giovedì, 25 giugno 2009
Sabato 27 - ore 17.30
in piazza Erbe

ancora MASSA CRITICA

mai come in questo momento la città ne ha bisogno!!

scarica qui il volantino e distribuisci
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categoria:mobilità e trasporti
mercoledì, 24 giugno 2009
CIAO!!!



ho sempre ammirato la tua determinazione e la tua umiltà
Addio

qui la triste notizia
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categoria:sport
martedì, 23 giugno 2009
portobeseno
clikka sull'immagine per ingrandire
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categoria:cultura
lunedì, 22 giugno 2009
Caro assessore Zuccatti, sulle ciclabili non convince

Egregio Assessore Zuccatti,
ho letto l'intervista da lei rilasciata all'Adige il 19 giugno. Le sue parole mi hanno molto colpito: «Rovereto ancora una volta dimostra di non poter essere vivibile. È impossibile arrivare alla convivenza di tutti i mezzi. Bisogna essere realisti».
Ma come? Il suo assessorato si caratterizza per una lunga serie di competenze (Arredo urbano; Verde, parchi urbani ed extraurbani; Promozione dell'uso della bicicletta; Piste e percorsi ciclabili; Traffico con particolare riferimento al relativo piano urbano; Trasporto pubblico urbano ed extraurbano) aventi l'obiettivo di rendere più vivibile la nostra città.
Mica starà dichiarando il fallimento della sua politica sulla mobilità?
E poi: «Le code di auto ferme di questi giorni possono spingere a prendere la bici». Mi sta dicendo che le code di macchine spingono le persone a salire in sella e a infilarsi negli ingorghi? Non lo trova estremamente pericoloso? È certo che non sia disincentivante? E infine alla domanda se non si poteva proprio tenere la ciclabile di via Fontana lei risponde che «Altrimenti avremmo dovuto eliminare i parcheggi ma sarebbe stata una mazzata per gli automobilisti» e che «per come è disegnata Rovereto, è impossibile creare percorsi protetti. Soprattutto perché comporterebbero il sacrificio di molti parcheggi e gli automobilisti, la maggioranza, non lo tollererebbero».
Beh io queste affermazioni non le vorrei sentire. Il problema non è rincorrere la maggioranza o la minoranza di turno ma chiedersi se quella ciclabile è strategica. E per rispondere bisogna avere una strategia complessiva.
E se fosse importante va trovata una soluzione! Ad esempio potrebbe fare una "perequazione" (che tanto vanno di moda in questi giorni): al posto dei parcheggi di via Fontana riduca il prezzo o renda
gratuito il rinnovato parcheggio di via Manzoni: è sottoutilizzato e lo avete pure dotato di biciclette (a che pro?)!

Egregio assessore il nostro sindaco Valduga ha vinto le elezioni perchè si è messo in contrapposizione con la politica delle precedenti amministrazioni. In coerenza con il vostro mandato avete commissionato una consulenza che ha individuato una rete di ciclabili cittadine: una rete
Assessore! Non dei monconi! Tale consulenza mi risulta essere stata confermata nella variante al PRG
che il suo collega Tomazzoni in questi giorni sta presentando nelle circoscrizioni.
Eppure i recenti lavori in via Campagnole, gli attuali lavori su via Fontana e sul tratto finale di Corso Rosmini stanno negando la strategia che la vostra Giunta ha delineato.

Assessore mi dispiace ma la sua politica sulla mobilità, la trovo in coerenza con la politica che negli ultimi vent'anni hanno portato avanti le giunte precedenti, negando il mandato principale che i cittadini hanno dato al nostro sindaco Valduga: rompere con le vecchie logiche, rompere con i monconi di ciclabili per disegnare un piano integrato di mobilità su due ruote.
Assessore, mi dimostri coi fatti che non ho capito nulla e mi spieghi il suo piano di mobilità, dove mi aspetto di trovare corsie preferenziali, aumento della frequenza delle corse degli autobus, detrazione degli abbonamenti agli autobus dalle tasse comunali, semafori che diventano subito verdi per i pedoni, incentivi per le famiglie che mandano a scuola i propri figli nel proprio bacino di utenza, parcheggi di assestamento, ZTL più ampie, un'area intera in cui imporre il limite dei 30 all'ora, ma non la sola via Setaioli ("politica del moncone")!
Se le ciclabili non son fatte per Rovereto, le elimini tutte ma mi faccia vedere un'idea che guarda al 2020 e non al 1990! Il 2020 è l'anno entro il quale per la Comunità europea dovremo ridurre il nostro inquinamento, è l'anno scelto (spero non a caso) da «Rovereto 2020».
Io mi auguro una Rovereto disegnata e pensata per i bambini, per gli anziani, per le categorie considerate «più indifese».
Io assessore (e sono convinto anche Lei), non voglio una città in cui vincono i SUV (i più forti) e in cui «a pagare, purtroppo, è la bici» (l'indifesa). La ringrazio per l'attenzione e le auguro buon lavoro.
Lorenzo Martinelli - Rovereto


... le parti in blu sono i tagli operati dalla stampa nella pubblicazione della lettera, che mi era stata inviata in versione integrale.
Mi sento di condividere in pieno questa nota e spero che l'assessore si prenda la briga di rispondere, sulla stampa o a titolo personale.
Per quanto mi riguarda sottoporrò la questione all'analisi della Circoscrizione Centro, al direttivo del PD e al gruppo consiliare.

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categoria:politica, mobilità e trasporti
lunedì, 22 giugno 2009
Articolo di Elena Chiusole - L'Adige sabato 20 giugno

I ciclisti: una razza rassegnata
Spariscono le ciclabili: "già quelle che ci sono non funzionano"

L'eliminazione della pista ciclabile di via Fontana ha creato malumori fra i ciclisti roveretani, ma l'assessore Zuccatti si è schierato nettamente a favore degli automobilisti che «sono la maggioranza». Ieri mattina siamo andati in via Dante per sondare il parere di quelli che la bici la usano tutti i giorni, e sono tanti. Sono molti quelli arrabbiati e preoccupati per le loro sorti: «se ci tolgono le ciclabili siamo finiti, ci toccherà andare sul marciapiede per non essere investiti dalle macchine» sostiene la maggioranza dei pedalatori. «Ora come ora in città le bici possono girare tranquillamente - afferma il signor Remo, pensionato - ma se tolgono la ciclabile le bici tenderanno ad andare sul marciapiede. Sarà un disastro e fioccheranno multe». La preoccupazione viene soprattutto per l'incolumità dei ciclisti più piccoli e ancora inesperti: «Circolare sulla strada con le bici è pericoloso, soprattutto per i bambini. Si è a stretto contatto con le macchine che possono urtarti da un momento all'altro e di cui si respirano i gas di scarico» si lamenta mamma Annamaria. Più dure le parole di chi, con la bici, ci lavora e sostiene che «le piste ciclabili sono totalmente insufficenti. I ciclisti non hanno alcun diritto e non c'è una cultura della bici. Una volta sono stato multato per essere transitato con il verde dei pedoni. Cosa dovevo fare? rimanere lì a respirare smog? In Europa la situazione è totalmente differente: ci sono molte ciclabili, tutte lontano dal traffico. l'Italia avrebbe molto da imparare dai paesi vicini. Ma anche solo da Bolzano». Non preoccupa solo la cancellazione di via Fontana, ma anche lo stato delle piste già esistenti, considerate strette e prive di protezioni: «se qualcuno cade va diretto sulla strada. Dovrebbero migliorare le piste ciclabili esistenti e aggiungerne di nuove, non toglierle» lamenta Gianni, un ciclista «veterano». Ma la rabbia non è il solo sentimento dei ciclisti roveretani. Alcuni di essi si mostrano infatti comprensivi verso il Comune mentre altri si dicono totalmente indifferenti: «tanto se il Comune ha intenzione di togliere le ciclabili le toglierà. L'opinione dei cittadini non conta nulla quindi è inutile protestare. Si, sarà un peccato non avere più uno spazio riservato alle bici, ma pazienza, ci adatteremo, come abbiamo sempre fatto» racconta una coppia. Magnanimo invece, con l'amministrazione comunale, un giovane ciclista, Marco: «a Rovereto lo spazio è limitato, quindi a mio parere non si può pretendere che il Comune faccia i miracoli. Se si dà spazio alle bici si toglie alle auto e viceversa». C'è chi propone invece, come la signora Stefania, una serena convivenza tra pedoni e ciclisti, affermando che «allargando il marciapiede quest'ultimi potrebbero convivere. Basterebbe un pò di tolleranza reciproca».

(questo è quello che succede a Trento in via XXIV maggio e lungo tutta via Endrici. In un recente colloquio ho suggerito all'assessore di fare un giro a verificare se la soluzione era adottabile anche per via Dante... visto che l'obiettivo è quello di non togliere i parcheggi)

Differente invece l'opinione di chi, di convivere con i pedoni, non ci pensa proprio: «se tolgono la ciclabile dovrebbero allora permettere ai ciclisti di transitare sul marciapiede ma si tratta di una cosa impossibile perchè è rischioso sia per le bici che per i pedoni. Nelle ore di punta infatti, quanto la città è affollata, sui marciapiedi faticano a camminare i pedoni, figuriamoci le bici. E poi è vietato dal Codice della Strada» protesta Alberto, 20enne. Feroci, invece, le opinioni degli automobilisti, non proprio contenti di dover convivere con le biciclette: «i ciclisti hanno le ciclabili ma non le usano. Sono sempre in mezzo alla strada, rischiando di farsi investire» si sfoga Francesca, che usa l'auto quotidianamente per recarsi al lavoro. «Non tutti, purtroppo, sono fenomeni della bicicletta e ritrovarsi sulla strada un ciclista spericolato non è il massimo. É pericoloso per entrambi» lamenta Paolo. Nella guerra del traffico, a Rovereto, abbiamo quindi scoperto che ci sono tre eserciti: autisti, pedoni e ciclisti. Tutti a combattere fra di loro.

Ho messo in grassetto questa frase perchè ritengo che l'idea dell'assessore Zuccatti di deviare il traffico delle biciclette in centro, nella zona ZTL, sia l'ennesima dimostrazione che non si intende governare la complessità, ma solo trovare soluzioni banali.
Le vie del centro storico sono spesso affollate di gente, non sono CHIUSE al traffico, ma sono ZONE A TRAFFICO LIMITATO, il che significa che passa almeno 1 macchina ogni 5 minuti.
Mettere nello stesso spazio tutti questi "vettori" signifca davvero creare conflitti.

Le ciclabili sono vie per lo spostamento in città!
Non sono luoghi per l'allenamento o per il tempo libero e non sono nemmeno spazi dove si spinge la bicicletta nuova per farla vedere agli amici.


i Verdi: una città di cemento

La questione delle piste ciclabili ha colpito profondamente i cittadini, tanto da spingerli a contattare il nostro giornale telefonicamente e via mail, per comunicarci i loro pensieri. Come l'ex consigliere comunale Pino Finocchiaro, rappresentante dei Verdi: «per vent'anni si è cercato di fare le piste ciclabili che ora vengono distrutte. É uno spreco di denaro ma anche un grave danno per la città che sta diventando un blocco di cemento e asfalto». Roveretani insomma come il ragazzo della via Gluck, che dalla città piangeva la natura. «Ha da passà a nuttata» tuona l'ex consigliere riferendosi all'attuale amministrazione, citando le parole di Edoardo de Filippo «quando tutto va male ci si aspetta che passi in una notte - continua Finocchiaro - ma nel nostro caso dovranno passare dodici mesi, dopodichè si andrà alle urne e si vedrà». Teme per un futuro grigio l'ex consigliere e conclude dicendo che «Rovereto dovrebbe adottare la cultura del limite e smetterla di sperperare territorio rovinando così l'ambiente». D'accordo con Finocchiaro la maggior parte dei cittadini, tra cui la signora Cristina Cristoforetti che nella sua mail scrive: «leggo con sgomento l'ennesima scelta di abolire una pista ciclabile motivata dal bisogno di salvare una manciata di parcheggi. Mi rendo conto che per molte persone la bici rappresenta un mezzo di svago utilizzato pochi giorni all'anno, ma per altre (e me fra quelle) è considerata un mezzo di trasporto da utilizzare sempre. So inoltre che una larga parte della gente non la usa perchè non si sente sicura sulla strada. Considerando che benzina sempre più cara e la crisi incombente indurranno a fare sempre meno uso dell'auto, la bici rimane la soluzione più pratica ed economica. Proporrei all'Assessore Zuccati di trascorrere qualche giorno in Austria o Germania, così per capire l'anacronismo della sua decisione».
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categoria:politica, mobilità e trasporti
venerdì, 19 giugno 2009
Sull'Adige di oggi, venerdì 19 giugno 2009, Nicola Guarnieri ha intervistato qualche cittadino infastidito dalla chiusura della pista ciclabile di via Fontana.

Come dice il cittadino intervistato, il problema non è il tratto di via Fontana che viene chiuso, ma il problema della mobilità nel suo complesso.

Che idea c'è di mobilità?
Quella che dice l'assessore?
I ciclisti sono solo il 20% e quindi sono una minoranza ed è giusto che ci rimettano?

Governare significa fare questo tipo di conti od impegnarsi perchè la città sia più vivibile, più carina, più apprezzata, più attraente.
Queste sono le parole che usciranno nella prossima campagna elettorale, ma poi?

Io rimango sempre più perplesso da questa schizzofrenia!




VOGLIO UN ASSESSORE ALLA MOBILITA' autorevole e competente, che sappia rapportarsi con gli altri assessori e che abbia l'esplicito compito di coordinare gli interventi.
Dai lavori pubblici agli strumenti di programmazione. Uno che sappia distinguere gli utilizzatori della città dai residenti, che sappia sedersi al tavolo della provincia per chiedere le corse serali dei treni, che sappia ragionare in termini adeguati sulla complessità della mobilità, che possa agire sulle graduatorie degli asili per evitare che un figlio venga messo al brione e l'altro a sacco, e che sia riconosciuto per il suo progetto di miglioramento del modo di muoversi in città.
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categoria:mobilità e trasporti
giovedì, 18 giugno 2009
Ho inserito un commento sul blog di Gigi Zoppello "corso rosmini 66", in merito alla questione del rumore e degli eventi roveretani.

Per sintesi sono stato sintetico e forse un pò polemico.

Qui cerco di sintetizzare ulteriormente con alcune immagini di Rovereto
:

 
Rovereto dopo le 19.00
 



una domenica d'oro o la fiera di S. Caterina

 



I laghetti del Leno, nel fine settimana
 
 



rovereto adesso
 

immagine tratta da webrovereto.netsons.org
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categoria:politica
lunedì, 15 giugno 2009
La settimana scorsa le pagine delle cronache roveretane sono state occupate dalle polemiche sul traffico.
I lavori paralizzano la città, i commercianti si lamentano, la sicurezza non è garantita, l'inquinamento è alle stelle, corso Bettini chiuso la sera, ecc.

La mobilità è un tema che mi affascina per la sua complessità. Ogni soluzione ha delle conseguenze e qualcuno ama paragonare il traffico all'acqua: cerca sempre la strada più facile da percorrere.

E come faremo quando tutte le arterie saranno piene? I fiumi ogni tanto esondano, le piene improvvise provocano danni enormi e se il territorio non viene gestito, spesso si creano delle vere e proprie catastrofi.

Sembra che da oltre 20 anni le amministrazioni roveretane facciano finta di non conoscere il problema o meglio, si pongono il problema, ne discutono e poi non decidono e così:
- abbiamo una rete ciclabile che fa pena paragonandola solo a quella di Trento;
- non abbiamo treni serali che ci collegano con Trento;
- le stazioni intermedie (S. Ilario e Calliano) sono dismesse;
- non esistono parcheggi di attestamento e un vero centro storico chiuso a traffico o a traffico limitato
- corso Rosmini taglia la città a metà e i turisti del Mart non sanno che la parte più bella della città sta a sud del corso;
- penso che siamo l'unica città del mondo con la stazione dei trenti al di là della strada più trafficata e importante che passi per quel luogo;
- e avanti di questo passo potrei continuare per ore...

E l'amministrazione?
coinvolge i commercianti che, hanno un importanza determinante per la vita del centro, ma non possono rappresentare l'unico interlocutore! Non possono condizionare ogni scelta.

E poi quello che mi viene da pensare è: amministrare vuol dire avere un'idea di città e cercare di metterla in atto o barcamenarsi tra gli interessi (tra i quali normalmente emergono spesso quelli di coloro che alzano di più la voce)?

chiedo scusa per lo sfogo... ma questa mattina il solito furbo che voleva passare col rosso alla rotonda della stazione mi ha quasi fatto fuori!
... e per fortuna che da quando sono finite le scuole i bimbi non guidano più i SUV fin davanti alla scuola.

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categoria:politica, territorio, mobilità e trasporti
lunedì, 15 giugno 2009
Condivido molti passaggi di questa intervista. In uno viene toccato anche l'esempio trentino come laboratorio politico in un'ottica assolutamente positiva.

La metto a disposizione sperando di stimolare qualche riflessione e avviare un dibattito.

"Io in campo con Bersani se lascia la socialdemocrazia"

Enrico Letta sta girando l'Italia per la campagna elettorale in vista dei ballottaggi: giovedì sera Milano, l'altro ieri Cinisello Balsamo, ieri Fidenza e Parma. Sono giorni in cui molti guardano a lui per il futuro del Pd, e Marco Follini gli chiede esplicitamente di candidarsi alla guida del partito. Dice però Letta: «Se viene archiviata la socialdemocrazia, come hanno fatto gli elettori europei, e se la sua candidatura si appoggia a una nuova generazione, sono pronto con le mie idee a scendere in campo a sostegno di Pierluigi Bersani». Non come vice, a ricostruire un tandem come quello tra Veltroni e Franceschini. «Ho sempre pensato che il ticket non sia una cosa saggia. In un partito nuovo, che ha bisogno di amalgama, non ha senso indicare un leader che venga dall'ex partito maggiore e un numero 2 che venga dall'ex partito minore. Non sono alla ricerca di posti. Ma intendo dare un contributo di idee».

Le idee esposte nel suo ultimo libro, Costruire un cattedrale, anticipato dal Corriere due mesi fa. «Conosco bene Bersani - dice ora Letta -, sono stato il suo compagno di strada nel viaggio attraverso i distretti, sono convinto che possa sposare quelle idee, e farle sue. Per come lo conosco, credo che pure lui consideri necessarie le svolte che gli chiedo». La prima occasione di confronto sarà domani pomeriggio, quando i due visiteranno insieme il distretto della ceramica di Sassuolo.

Ma quali sono le svolte che Letta chiede a Bersani? «Innanzitutto, il rinnovamento del gruppo dirigente, come ci indicano i cittadini che hanno premiato con un risultato che non può non far riflettere tre quarantenni alla prima esperienza elettorale come Debora Serracchiani nel Nord-Est, Francesca Balzani a Genova e Francesca Barracciu in Sardegna. O penso alle giovani energie che si sono forgiate sostenendo la mia candidatura controvento alle primarie del 2007. Condivido il documento Indietro non si torna del gruppo dei cosiddetti quarantenni; la candidatura di Bersani dev'essere la levatrice di una nuova classe dirigente del Pd. E deve segnare L'archiviazione della socialdemocrazia, come ci hanno indicato gli elettori europei, e la costruzione di una nuova identità del partito democratico. Finora non l'abbiamo costruita. La nostra identità non può, come mi è accaduto troppe volte di intuire, essere ridotta alle due figure di Moro e di Berlinguer. Il congresso è l'ultima occasione per fare del Pd un partito del futuro, anziché scrivere l'ultima pagina di un capitolo concepito nel passato».

Al congresso, Letta porterà la sua idea di partito. «Un partito autonomo dal sindacato: il Pd faccia il suo mestiere, che non è quello di scioperare o firmare contratti, e l'autonomia farà bene pure al sindacato. Un partito che non ha paura di sposare sul contratto unico le tesi di Ichino e Boeri, né di tutelare il welfare futuro di donne e giovani trovando le risorse attraverso l'innalzamento dell'età pensionabile. Un partito deromanizzato, che valorizzi i territori; per cui si sta a Roma il meno possibile, si spostano risorse dal centro alla periferia - oggi le risorse finiscono tutte a Roma, mentre almeno la metà dev'essere redistribuita -, e in alcune zone ci si schiera al fianco di forze civiche e territoriali, sul modello dell'Unione per il Trentino di Dellai. Un partito che sposta le sue alleanze verso il centro, aprendo ai moderati per tornare a essere maggioranza; come hanno sostenuto in questi mesi Rutelli e Follini».

Dice Letta che il Pd deve approfondire la propria riflessione sulla società italiana, «in particolare su tre mestieri umiliati e resi difficili in questo tempo: l'imprenditore, l'insegnante, il funzionario pubblico. Sono i tre mestieri da cui ripartire, perché fanno della società un motore di crescita, creatività, senso del dovere, investimento sul futuro. Oggi il Pd non prende più i voti dei piccoli imprenditori, che sono quasi tutti ex dipendenti e rappresentano la spina dorsale dell'economia italiana; in tempo di crisi, dobbiamo tornare a essere il loro punto di riferimento. Agli insegnanti e ai funzionari pubblici dobbiamo restituire l'orgoglio e la dignità del loro mestiere, che è stato così pesantemente umiliato. Sono andato a Pescara, a sostenere il nostro candidato sindaco, che non ce l'ha fatta ma è un giovane di grande valore, figlio del giudice Alessandrini. Suo padre fu messo a morte perché - sono parole dei suoi assassini - era il migliore dei magistrati della sua procura, l'uomo che faceva funzionare l'istituzione. Ecco i valori da cui dobbiamo ripartire».

Quello di Letta pare il programma di un leader. Perché allora non candidarsi in prima persona? «Non ho avuto paura della corsa solitaria nel 2007, non ne avrei paura adesso, se non si creassero le condizioni per un'ampia convergenza. Dipende da quanto Bersani vorrà interpretare queste e altre scelte di svolta».

Lo scenario che si delinea, con un mezza dozzina di autocandidature avanzate in pochi giorni, preoccupa Letta: «La balcanizzazione non ci aiuta, semmai è importante aggregare». Non al prezzo dell'unanimismo, però. «Il prossimo congresso è la nostra ultima occasione. Dev'essere un congresso autentico. Per questo sarebbe bene che il mondo ex Ds si dividesse tra più candidati, per evitare l'errore del 2007, quando attorno a Veltroni si strinsero sia sostenitori sia detrattori. Mancò solo che si facesse una lista Nemici di Veltroni per Veltroni».

Così come è inutile e controproducente ipotizzare un Pd con tutti dentro, come chiedono Ferrara, Adinolfi, Sansonetti: «E' il momento di tornare alle alleanze, non di inglobare e distruggere i nostri alleati». E D'Alema? «Non sono certo io a poter stabilire quale spazio possa avere D'Alema».


E Franceschini? «Rivendico di essere stato uno dei pochi, quasi l'unico, a difenderlo in ogni momento della campagna elettorale, anche quando da altri arrivavano i rimbrotti, anche quando ha espresso le posizioni più estreme. In vista del congresso, ritengo di poter esprimere le mie idee; ma la mia solidarietà a Franceschini non è mai venuta meno, né il riconoscimento per il suo lavoro verrà meno, qualsiasi scelta congressuale intenda fare Dalle elezioni il Pd è uscito allo stremo, ma ancora vivo. Sento che i ballottaggi andranno bene per noi. E sono d'accordo con Follini: il voto rappresenta la prima smagliatura nel tessuto di consenso di Berlusconi. Per la prima volta, il centrodestra va meglio alle amministrative, dove la faccia di Berlusconi non c'è, che nel voto nazionale, in cui la campagna sballata del capo viene punita. Il Pd deve cogliere questo segnale, e uscire in fretta dalla sua transizione».



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categoria:politica, partito democratico
giovedì, 04 giugno 2009
1) è una persona "vera" e credibile, che ha sempre perseguito uno stile di serietà e di rigore essenziale
 
2) ha sempre coltivato la dimensione dell'amicizia e dell'impegno nelle associazioni (scout, fuci, rosa bianca...)
 
3) è un professore universitario stimato in Italia e all'estero: non ha fatto compromessi per diventarlo, non si è chiuso nella torre d'avorio del sapere, non ha usato la cattedra come strumento di potere, insomma è l'esatto opposto di un barone...
 
4) non ha bisogno della politica per vivere
 
5) per ridurre l’impronta ecologica della campagna elettorale, utilizza un’automobile a metano e un motorino elettrico per gli spostamenti
 
6) sostiene la centralità del lavoro, riconoscendo il giusto valore alla fatica, alla creatività, al merito: "Il lavoro deve essere rispettato e tutelato. Non è ammissibile che lavorando le persone non riescano a mantenere la propria famiglia e non è accettabile che ci lavora non abbia un riconoscimento dei propri meriti"
 
7) crede nella democrazia come "la forma più bella di organizzazione politica della vita di una comunità, perché riconosce la libertà e l'uguaglianza dei suoi membri"
 
8) è nato a vive a Trento, ma ha studiato a Bologna e lavorato a Padova (oltre che in Germania e negli States) e ben rappresenta tutto il collegio Nord-est
 
9) crede in un'Europa "casa comune" per meglio tutelare il lavoro, la cultura, i diritti civili, l'ambiente
 
10) è un appassionato di montagna e vuole difendere le regioni di montagna "nei confronti delle quali non c’eÌ€ ancora una specifica politica europea ma che sono citate nel Trattato di Lisbona come bisognose di «un’attenzione particolare» non solo per proteggerne il delicato equilibrio, ma anche per valo- rizzarne le risorse umane e naturali".
 
Per gli altri 90 motivi..... http://www.michelenicoletti.eu



questa sera alle 20.30
 
alla Sala Filarmonica
 
un gruppo di giovani discuteranno con lui di ambiente, lavoro, identità ed altro

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categoria:politica, partito democratico