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... ma nessuno ne tiene conto
In Vallagarina il voto delle recenti elezioni politiche va in controtendenza rispetto agli altri comprensori del Trentino, nonostante Ala, Avio e Calliano, perché il centrosinistra si riafferma maggioritario e perché il Partito democratico appare come una stimolante e solida
prospettiva per il futuro. In questo contesto va senza dubbio salutato, anche con compiaciuta e benefica ironia «l'eroismo» di Rovereto, che pur avendone passate di tutte, sia dal punto di vista politico che dal punto di vista economico e sociale, riesce a non disperdere il suo grande patrimonio culturale e civile e a resistere alle nuove sirene dell'antipolitica e del motto «tanto sono tutti uguali». C'è peraltro da dire che questa resistenza consapevole di Rovereto e della Vallagarina non sembra essere tenuta poi in tanto conto a livello provinciale, come se il dato fosse indifferente, salvo poi meravigliarsi e stracciarsi le vesti quando in rilevanti Comuni della Vallagarina stessa le cose non vanno secondo le previsioni, ma secondo la volontà dei cittadini.
Il ragionamento calza bene anche per l'analisi dei risultati delle elezioni politiche nel complesso del territorio provinciale e in particolare per il rilevante successo della Lega. C'è in questo, evidente, il tutt'altro che trascurabile problema della sicurezza e in particolare il problema del rapporto tra trentini e stranieri, problema che tenderà sempre più a condizionare trasversalmente la politica, dalla scuola alla religione, dal lavoro all'abitazione, dal tempo libero alla sfera più ampia dei diritti. È un problema che va affrontato con decisione e con impegno mettendo la qualità della convivenza al primo posto. Ma di questo come di altri problemi bisogna discutere con la gente, stando con la gente, senza dare lezioni a nessuno e senza pensare che di per sé il pensiero di chi governa sia la sintesi migliore in quel dato momento.
Bisogna avere il coraggio di ammettere le debolezze e gli errori, pubblicamente. Non basta: il voto alla Lega testimonia una distanza tra centro e periferia, non solo tra città e valli, ma anche tra centro cittadino e quartieri, diventando testimonianza concreta di lontananza e di sfiducia. Il rimedio non sono solo le infrastrutture, che nel Trentino, a differenza per esempio che nel Veneto non mancano, non sono solo i servizi, che in ogni caso perifericamente vanno potenziati, il rimedio è proprio il modo di agire di chi governa, nel nostro piccolo caso, consiglio e giunta provinciale, il loro essere o non essere vicini ai cittadini e ai loro problemi. C'è da dire che gesti significativi, moralmente significativi, nel rinnovamento, nell'abolizione di molti privilegi, nella velocizzazione degli atti e dei procedimenti amministrativi, peserebbero molto più di qualche legge e molto più di tanti convegni. Il voto alla Lega è trasversale e si sostanzia nel rifiuto della gestione politica trentina, vista come «cosa loro» e non come cosa della gente. Solo se riusciamo operativamente, con cambiamenti radicali del modo di agire e di essere, a scardinare questo rifiuto, possiamo «pensare positivo» per il prossimo futuro.
Mario Cossali
e' un analisi autorevole di una persona che ha dato molto alla politica e che è ancora molto impegnato. Spero che questi stimoli vengano raccolti e che diventino tesoro per avere qualche Lagarino in più in consiglio provinciale.... in modo che possa stare tra la sua gente.