Da alcune settimane sui quotidiani locali e negli impegnati confronti ferragostani, si discute molto della concentrazione di poteri nelle mani del governatore del Trentino Lorenzo Dellai. La questione l'ha riaperta con forza il direttore Pierangelo Giovanetti sull'Adige di domenica 12 agosto, laddove parla di poteri enormi e di risorse raccolte nelle mani di un solo soggetto politico, sottolineando che questo è un problema serio per il sistema politico Trentino. L'affermazione che «non si muove foglia che Lorenzo non voglia» è senza dubbio una fotografia corretta dell'esistente, ma nello stesso tempo induce a pensare che la mancata partecipazione è essenzialmente colpa del Governatore: i cittadini non decidono perché decide tutto lui, i cittadini non partecipano perché non rimane nulla su cui decidere. In realtà la mancata democrazia (in termini di mancata partecipazione) è una responsabilità di noi cittadini che accettiamo e condividiamo questo sistema dove c'è una piccola (o grande) parcella per tutti e dove in fin dei conti ci va bene scambiare il nostro voto con una autorizzazione amministrativa, un contributo o un servizio aggiuntivo sul nostro territorio, ma anche con l'illusione, talvolta, di contare nella gestione del potere. Tutto sommato ci va bene che qualcuno pensi all'amministrazione della cosa pubblica mentre noi ci occupiamo degli affari nostri.
falsa soluzione
Non condivido la posizione di coloro che affermano (vedi gli interventi ultimamente apparsi sulla stampa locale) che il raggiungimento della democrazia passa attraverso l'espansione dei contropoteri all'interno delle istituzioni deputate. La gestione della vita democratica non può essere demandata all'opposizione, attualmente «assente» o alle varie componenti di governo che oggi «si accontentano delle briciole». Il bilanciamento dei poteri all'interno delle istituzioni è sicuramente un elemento essenziale della vita democratica (auspico anch'io un cambiamento della legge elettorale trentina) ma non risolve la questione di una sana convivenza civile. È corretto ricondurre la responsabilità della mancata partecipazione, alla politica? È pensabile che il mondo si suddivida tra politici corrotti e cattivi e società civile buona e senza difetti? Ha senso, infine, chiedere al mondo politico di distribuire equamente il potere in suo possesso? La mancata democrazia non dipende unicamente dal governatore cattivo che non accetta di spartire il potere! Dipende anche, o meglio soprattutto, dai cittadini che accettano di delegare la gestione del potere per mancanza di strumenti, di volontà o per interessi convergenti con quelli della classe politica di turno. Abbiamo quindi un duplice bandolo della matassa: da una parte una società civile che stenta ad uscire dal proprio torpore e dall'altra una politica locale incapace di uscire dal tormentone del momento - attualmente Pd sì, Pd no - per affrontare i reali problemi di una moderna democrazia, a cominciare appunto dal bassissimo tasso di partecipazione della società civile alla vita collettiva. Ad un anno dalle importantissime elezioni politiche provinciali auspico che le persone «di buona volontà» rinuncino al comodo, anche se utilissimo, giaciglio personale per prendere in mano, con forza e decisione, la vera questione della società post industriale: partecipare alle decisioni che determinano il destino del territorio e delle persone. Auspico un colpo di reni da parte della società civile, affinché da subito si aprano cantieri dove affrontare con strumenti mentali nuovi, la questione morale e della partecipazione attiva. Mi piace pensare che in Trentino esistano migliaia di persone disposte a rimettersi personalmente in gioco e a donare alla collettività parte del proprio tempo per costruire nuove modalità di politica partecipata, moralmente e professionalmente alte, attorno a regole forti e condivise. Per superare le disillusioni di questi ultimi vent'anni ed incoraggiare menti acute e cuori sani ad occuparsi del bene pubblico occorrono idee e regole forti. Immagino un rappresentante politico al servizio dei cittadini che: o si occupi di informare e sensibilizzare in merito ai temi più importanti affrontati di volta in volta sul territorio; o coordini e faccia emergere le idee migliori che circolano sul territorio; in tal senso, anche all'interno delle istituzioni, vanno lasciati spazio e visibilità ai leader di zona o agli esperti della materia; o rinunci ai privilegi economici iniqui dando garanzia di svolgere il proprio lavoro per convinzione e senso civico profondi e non per interessi privati; o garantisca che le posizioni portate all'interno delle istituzioni siano reale espressione della maggioranza da cui è stato eletto; o assicuri che ognuno, a qualsiasi livello e in qualsiasi luogo deputato alla discussione, possa esporre le proprie idee compiutamente e senza pressioni di sorta, tenendo naturalmente conto dei tempi complessivi a disposizione e senza abusare per l'incarico speciale che ricopre. O riusciamo a riavvicinare qualche migliaio di persone di «buona volontà» alla politica attiva o nel giro di qualche anno il divario tra società civile e politica sarà così profondo da essere fuori controllo. Questa è probabilmente l'ultima generazione che porta nel Dna il senso della differenza ideologica. Sono in arrivo prevalentemente tecnocrati, soggetti per loro natura portati a scorgere in quello politico un altro possibile settore dove fare carriera e denaro. È assolutamente indilazionabile avviare laboratori territoriali dove praticare la democrazia, sperimentare nuove relazioni tra rappresentati e rappresentanti ed allevare persone interessate ad occuparsi della democrazia con la sola contropartita di poter forse entrare nella storia per l'apporto di idee innovative. La scadenza delle elezioni provinciali può essere un'ottima occasione per prendere in mano il nostro futuro.
ARMANDO STEFANI è fondatore diTremembè, organizzatore delle «cene dell'altro mondo»
La lettera è pubblicata a pag. 51 del "L'Adige" - 22 agosto 2007
Un contributo che deve far riflettere. Condivido in pieno l'analisi e vivo un pò di frustrazione per il fatto che nonostante il mio impegno di anni, è difficilissimo incidere. Le logiche di partito, elettorali, quelle che leggiamo quotidianamente sulla stampa per la costituzione del partito democratico, i carrieristi a tutti i costi, rendono tutto più difficile... ma non bisogna mollare.
Grazie per il contributo.