Dal corriere della Sera del 16 maggio
Nella città trentina Ds e Margherita ancora divisi dopo la vicenda Cacciari
Lo «schiaffo» di Rovereto, Rutelli sfida Prodi Il leader dl ai suoi: Romano pensa solo all'Unione. Insiste sulla lista unitaria ma trascura l'identità riformista della Fed
ROMA - Lo si potrebbe chiamare lo «schiaffo di Rovereto». Dal nome della città, la più grande e importante della provincia di Trento, dove, esattamente com’è avvenuto a Venezia, i Ds non hanno accettato di appoggiare il candidato sindaco della Margherita, Roberto Maffei, primo cittadino uscente. La Quercia anche lì ha giocato in proprio. Con un suo esponente, Bruno Ballardini. Solo che, al contrario di quel che è avvenuto nella Serenissima, al ballottaggio l’uomo della sinistra non ci sarà, e il rappresentante del partito di Francesco Rutelli dovrà vedersela con il centrista Guglielmo Valduga. Perciò bisognerà capire se, alla fine, i diessini, pur senza un apparentamento ufficiale, voteranno per il candidato della Margherita. Una storia di periferia, si dirà. Se non fosse che Rutelli aveva informato della cosa Romano Prodi. Il quale, però, ha preferito non intervenire. E questo, per il leader della Margherita, è un motivo di cruccio. Per non parlare poi dell’amarezza che Rutelli prova nei confronti dei Ds, i quali, in quel di Venezia, sono stati ben ripagati, in termini di poltrone, da Cacciari, nonostante le divisioni e le tensioni. Rovereto è diventata così un simbolo, per Rutelli, di quel che non va nella Federazione, e, soprattutto, di quel che Prodi non fa per farla funzionare.